Vino: cosa c’è dietro l’etichetta?

14 dicembre 2010 | commenti: 0

Vino: cosa c'è dietro l'etichetta | lofaccioincasa.it

Iniziamo un’indagine per comprendere meglio cosa si nasconda dietro le quattro etichette dei vini: Vino da tavola, IGT, DOC e DOCG. Scopriremo come queste etichette, in realtà, non siano dei gradini che un vino deve scalare per arrivare ad essere definito vino di alta qualità migliore degli altri.
Si tratta invece, semplicemente, di riconoscimenti assoluti e non relativi che riconoscono al vino in questione particolari riconoscimenti ma non sono assolutamente indice di una classifica tesa ad individuare il vino migliore tra quelli italiani.

Questo concetto deve essere ben chiaro all’utenza, in quanto, molto spesso, un vino cosiddetto da tavola potrebbe risultare un vino di gran qualità, anche migliore di tanti vini riconosciuti da altre etichette più altisonanti.
Infatti, ce ne sono alcuni che non possono praticamente accedere ai controlli per il conseguimento delle etichette IGT, DOC e DOCG, solo perché miscele di vitigni troppo distanti tra loro o perché la lavorazione avviene in altro territorio rispetto a quello di raccolta delle uve, insomma, benché IGT, DOC e DOCG siano delle etichette molto importanti e che garantiscono la qualità di un vino, non per questo ne determinano la loro superiorità o sottintendano la scarsità di altri.

Ma andiamo a vedere nello specifico cosa significano queste quattro etichette, quindi faremo alcune considerazioni introduttive per capire bene cosa ci sia dietro.

Vino da tavola

Si tratta di vini prodotti con uve autorizzate e l’imbottigliatore non può indicare il vitigno di provenienza sull’etichetta, ma solo la ragione sociale e se il vino sia bianco, rosso, ecc.
Non è possibile nemmeno specificare l’anno di vendemmia. In base a ciò, si dedurrebbe che i vini da tavola siano più generici e di minore qualità, ma a volte la scelta di etichettare un vino con questa dicitura potrebbe essere di natura economica…

IGT

Significa Indicazione Geografica Tipica e cioè, ad essere autorizzata tramite un disciplinare generico, stavolta è la zona geografica o una particolare area, oltre alla materia prima. Sull’etichetta è possibile inserire anche il nome dei vitigni e la data di vendemmia. Con molta leggerezza si potrebbe dire che questa etichetta indica l’evoluzione qualitativa del vino da tavola, ma teniamo ben conto che la certificazione IGT ha prezzi molto bassi…

DOC

Eccoci arrivati all’etichetta più famosa: Denominazione di Origine Controllata. Questa indica vini che rispondono ad un disciplinare ben più strutturato rispetto a quelli precedenti, e approvato da un decreto ministeriale. Infatti viene eseguita un’analisi preliminare chimico-fisica e poi un esame organolettico. Solo superando questi due scogli, l’etichetta potrà recare la dicitura DOC.
Questa certificazione è però piuttosto onerosa in quanto si paga l’analisi in base al quantitativo di produzione! Tot quintali, tot euro… ma se un produttore vinicolo, con vino di elevata qualità, fosse colpito dalla crisi, e non potesse permettersi il costo dell’etichetta DOC? Secondo voi smetterebbe di vendere vino oppure ricorrerebbe ad un’altra etichetta meno onerosa?

DOCG

Questa etichetta è il non plus ultra per un vino! Ma ottenerla non è uno scherzo. Oltre agli esami per la certificazione DOC si aggiunge un vero e proprio assaggio da parte di una commissione super partes, fermo restando che il vino debba essere stato DOC per almeno 5 anni. In questa etichetta è racchiusa anche una buona dose di cultura, modi di fare, tradizione e quant’altro, ma a che costi?

Conclusioni.
Questo articolo di introduzione mette in evidenza come le etichette siano un sistema un po’ elitario per giudicare un vino, perché si basa su una regola puramente economica: se ho abbastanza soldi, allora posso far riconoscere al mio vino la sua intrinseca qualità, se non ho abbastanza soldi non posso farla riconoscere e devo accontantarmi di un’etichetta meno prestigiosa.
Assurdo! Se non altro perché questo insinua, nella mente dell’acquirente, che l’etichetta di più basso lignaggio corrisponda ad un vino qualitativamente più basso.
Quindi la regola di cui sopra, alla luce dei fatti, diventa ancora più subdola: se hai soldi e le caratteristiche, il tuo vino è di grande qualità, se non hai i soldi, anche se ne avessi le caratteristiche, il tuo vino è di bassa qualità!
Evviva la tutela del made in Italy!

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