Consumo critico: da consumatori a fruitori

27 dicembre 2010 | commenti: 0

Consumo critico: da consumatori a fruitori | lofaccioincasa.it

Il modello consumistico globale

Il consumatore odierno è letteralmente gestito dalle multinazionali tramite un modello consumistico globale. Cioè, lo stesso prodotto viene venduto in America Latina come in Russia. Di per sé questo potrebbe non essere un male, ma dal momento che il consumatore non riesce più a decidere cosa desidera e invece inizia a desiderare quello che decide la major, questo sistema diventa coercitivo e irrispettoso del consumatore stesso.
Del resto questo modello innesca un processo perverso che tende a imporre a tutto il mondo uno stesso modo di consumare e uno stesso prodotto cancellando i gusti, la tradizione e la cultura locale. Inoltre, nell’ambito di questo sistema, passa in secondo piano la qualità e l’equità del prodotto stesso che spesso diventa uno status simbol o un vero e proprio stile di vita.

Cosa ci perdiamo

A me piace molto il tè, specialmente quello bianco o verde aromatizzato al gelsomino e lo preferisco senza zucchero, al massimo con un po’ di miele, magari d’acacia.
Credete che chi produce bibite possa esaudire questa mia particolare richiesta?
Certo che no!
È pur vero che si tratta di una richiesta particolare legata al gusto personale, che non incontra magari quello di molta altra gente e quindi non è che il produttore può studiare un prodotto diverso per ogni consumatore, è normale che studi invece una soluzione unica che vada bene alla maggior parte della gente e cioè: il tè al limone o quello alla pesca.
Questo è un discorso che posso anche accettare se l’esigenza di un tè freddo al limone o alla pesca fosse legata ad una giornata molto calda e non trovandomi a casa accetto la proposta di un bar o di un distributore automatico.
Ma in realtà non ho operato una scelta. Ho quindi perso la possibilità di scegliere perché mi sono adeguato alla proposta di un produttore di massa.

Ancora non è chiaro?

Bene, approfondiamo allora la questione. Scegliere una tra le varie proposte che ci vengono sottoposte ogni giorno in televisione tramite gli spot pubblicitari, non rappresenta in realtà una scelta vera e propria perché gli spot non propongono prodotti alternativi, ma sempre lo stesso prodotto e se crediamo che ci stiano proponendo un’alternativa, allora non abbiamo capito che in realtà stiamo scegliendo la stessa cosa ma con un altro marchio impresso sopra.
Mi direte che però cambia il colore o il materiale o il gusto. Sì, ma io intendo ben altro. La libertà di scegliere non risiede nel fatto di acquistare un prodotto piuttosto che un altro, sta invece nella capacità di rinunciare a quel prodotto e seguire la propria esigenza e non quella che ci ha instillato il produttore.
Se crediamo che la Coca Cola ghiacciata sia l’unico modo per dissetarci d’estate, allora non stiamo cercando di risolvere l’esigenza della sete, ma ci stiamo bevendo una bufala bella e buona. Sapete quante soluzioni ci sono alla Coca Cola? Ne volete una? Un bicchiere d’acqua! E la sete sparisce!

Ma il gusto dov’è?

E già, l’acqua è incolore, inodore e insapore, la Coca Cola invece…
In realtà l’acqua possiede i giusti sali minerali che reintegrano quelli che abbiamo perso, non contiene zuccheri né calorie, se fresca poi elimina la sete al 100%, la Coca Cola non ha queste stesse caratteristiche.
Una tazza di tè alla corretta temperatura dolcificato con miele nella giusta quantità ha delle proprietà non indifferenti. Sapevate che il tè contiene caffeina e quindi può essere un eccitante? Ma certo, lo sanno tutti… e sapete anche che se l’infusione dura oltre i 3/4 minuti il tè comincia a sviluppare acido tannico che si combina con la caffeina e ne allevia l’effetto stimolante? Forse no, e perché? Perché non siete informati.
Che c’è di poetico in un Coca Cola? Poco o nulla.
Che c’è di poetico in una tazza di tè? Tutto, dal tipo di tè: nero, verde, bianco, giallo, rosso, oolong… Al tipo di lavorazione: fermentato, non fermentato, semifermentato… al tipo di aromatizzazione: gelsomino, arancia, cannella, menta, limone… al tipo di dolcificante: zucchero cristallino, zucchero muscovado, zucchero demerara, miele, sciroppo d’acero…
A questo punto, quanti sapori credete possa avere una tazza di tè? Infiniti.
E invece un bicchiere di Coca Cola? Uno solo, uguale per tutti in tutto il mondo!
Ecco dov’è il gusto, nella possibilità di scegliere secondo le risorse della natura e secondo la creatività dell’uomo. Mi credete adesso se vi dico che bere una tazza di tè è una scelta di libertà?

Meglio fruire che consumare

Veniamo quindi al punto focale del discorso. Quando sottostiamo alle regole del consumo di massa, in realtà stiamo consumando delle risorse, a volte non rinnovabili. Sapete quanta acqua viene inquinata dalle fabbriche che producono bibite in lattina? In realtà bevendo una bibita industriale contribuiamo a far funzionare delle fabbriche che vanno a petrolio e gas, che riversano nell’ambiente materiali di scarto a volte non biodegradabili e spesso anche velenosi, non è un mistero che una bibita in lattina abbia un impatto ambientale che consuma aria, acqua, terra e natura anche se noi non lo vediamo.
Queste sono tutte risorse che prima o poi andranno a morire.
Invece, nutrirsi delle risorse della natura più direttamente possibile, significa attingere a risorse rinnovabili in eterno. Sapevate che la natura produce cibo quasi sette volte di più del fabbisogno dell’umanità intera? Allora, fruiamo di queste risorse rinnovabili che ci nutrono e non ci avvelenano, godiamo dell’infinita varietà dell’offerta naturale invece che chinare il capo e consumare tutto quello che produce la televisione.

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