La Solina, il grano dal cuore tenero

12 gennaio 2011 | commenti: 2

La Solina, il grano dal cuore tenero | lofaccioincasa.it

Dopo aver parlato del grano duro Senatore Cappelli, ecco un altro interessante frumento italiano dalle origini antiche: il grano Solina. Sembra che si parli di questo grano tenero in alcuni documenti di compravendita datati 1500 e nel saggio “Viaggio nel paese dei Peligni” alla fine del Settecento di Michele Torcia.
A differenza di altre varietà, il grano Solina ha delle interessanti caratteristiche che lo rendono ottimale per la produzione biologica, infatti è molto resistente, riesce a combattere le erbe infestanti, ed ha un’elevata capacità di accrescimento per cui non necessita di aiuti esterni come il diserbo con prodotti chimici.

Aggiungiamo quindi un nuovo tassello nel quadro dei grani italiani e così, la necessità di consumare pasta bianca, a causa delle scarse alternative disponibili, tende sempre di più ad assomigliare ad una scusa utile per nascondere la pigrizia di informarsi di più e meglio, invece che bersi le informazioni spinte dalla pubblicità.
Naturalmente questa è la materia prima, poi il prodotto trasformato è altra cosa, quindi sarà necessario capire come questo venga trasformato in prodotti di largo consumo tipo pasta, pane e farina.
Non dubitate però, perché noi di LoFaccioinCasa provvederemo a darvene notizia e già lo stiamo facendo, così i nostri lettori potranno avere dei riferimenti per recuperare questi prodotti così eccellenti dal punto di vista organolettico.

Torniamo però a descrivere questo grano così prezioso, e per farlo citiamo direttamente un brano tratto dal sito Internet dell’ARSSA – Agenzia Regionale per lo Sviluppo dei Servizi Agricoli in Abruzzo:

La Solina è un frumento tenero (Triticum aestivum) ad habitus nettamente invernale (non può essere seminata in primavera) con portamento a fine accestimento prostrato o semiprostrato. È caratterizzato da taglia elevata (110-135 cm), spiga aristata di dimensioni medio- lunghe (8,0-9,5 cm) e di colorazione bianca (si ritrovano anche alcune spighe rossastre), le ariste sono dello stesso colore della spiga. È una varietà locale tardiva nella spigatura e nella maturazione. Produce cariossidi grandi (42-46 mg, lunghe da 2,85 a 2,95 mm), discretamente provvisti di proteine (13,5-15,5%). Molto rustica, ben adattata a terreni poveri, molto resistente al freddo, di produttività limitata (al massimo 20 q/ha), ma dalle produzioni costanti. Dal grano di Solina si ricava una farina classificabile tra quelle direttamente panificabili e poco tenace, adatta alla lavorazione manuale.

Segue…

Assaggiando da semplice utente la pasta fatta con il grano Solina, ho provato vere e proprie emozioni legate ai ricordi di quando i prodotti erano ancora integri e realizzati con cura secondo ricette oneste. Il profumo, il sapore, il senso di sazietà a fine pasto e non di gonfiore, insomma, mangiando prodotti di questo tipo è possibile riscoprire le sensazioni che dovrebbero essere proprie del pasto corretto.

Anche in questo caso la pasta che abbiamo assaggiato, non ha scotto minimamente ed ha assorbito molta acqua fino ad aumentare considerevolmente la propria dimensione. Abbiamo positivamente notato come trattenga il sugo grazie alla sua porosità. Ne è bastata meno di un etto per porzione e non abbiamo avuto nessun problema a digerirla e nemmeno sensazioni di pesantezza.
Proprio un’ottimo prodotto questa pasta abbruzzese!
Reperire prodotti realizzati con grano Solina non è poi così difficile, basta navigare nel sito dell’ARSSA e sarà possibile ottenere le informazioni desiderate.

Ma il punto è che la grande distribuzione e le grandi marche hanno un canale ben più potente per convincere i consumatori e, facendo leva anche sulla loro pigrizia, come dicevo prima, ottengono il risultato di propinare ai consumatori una serie di prodotti realizzati con un ingrediente principale che spesso resta indigesto: il loro profitto.
Infatti la maggior parte dei consumatori italiani, cioè i veri fruitori della dieta mediterranea, in realtà consumano solo dei surrogati ispirati a questa dieta, ma che non la rispettano se non nelle promesse e nelle aspettative (che poi vengono regolarmente tradite).
Un’altra leva è probabilmente quella della crisi economica che attanaglia molti e che dà la spinta finale affinché il consumatore varchi la soglia del supermercato e acquisti prodotti che di naturale hanno solo l’etichetta, e a volte nemmeno quella.

Infine, quella dell’alto costo di questi prodotti, inizia ad essere una scusa sempre più semplice da confutare. Se da una parte il prodotto convenzionale ha un costo minore, è pur vero che ne occorre di più per essere soddisfatti, è inoltre vero che questo tipo di alimentazione così sana non è, basti notare il costante aumento di malattie prima più rare (ad esempio le allergie) che dipende, probabilmente, dall’esagerata contraffazione di certe materie prime.
Per non parlare di obesità, di bulimia e in generale di tutti i disturbi alimentari che ci portiamo appresso, che ci costringono a spendere ingenti somme di denaro per acquistare farmaci che tendono a curare solo gli effetti che la malattia provoca, non certo le cause.
Una bella fetta di torta fatta in casa, quante merendine vale?
Un piatto di buona pasta con un filo d’olio e magari una spolverata di parmigiano, risolve un intero pasto.
Un panino fatto in casa con farina integrale, olio extra vergine di oliva e farcito con qualche fetta di pomodoro e un pizzico di sale è certamente più nutriente di una ciriola di pane bianco con un affettato di origine incerta.


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