Przzid: dolci al vino cotto dalla Puglia

27 gennaio 2011 | commenti: 8

Przzid, dolci al vin cotto - ricetta pugliese | lofaccioincasa.it


Ecco una nuova ricetta pugliese: i przzid! Sperando che stavolta il nome sia corretto (attendiamo il placet di Maria Antonietta ;-), vi invito a consultare la ricetta delle Carteddate (o rose) per realizzare prima il vin cotto (succo a base di fichi secchi), indispensabile per questa nuova ricetta.
Devo dire che il sapore di questi dolcetti è eccezionale veramente! Forse uno dei dolci più buoni che io abbia mai assaggiato. Davvero, non scherzo!

Ingredienti

  • 1 kg di farina integrale
  • 500 ml di vin cotto (o quanto ne richiede la farina per un impasto morbido)
  • 100 g di zucchero di canna per l’impasto + 150 g per la glassa
  • 100 ml di olio evo
  • 15 mandorle tritate
  • 75 g di cacao amaro
  • 1 uovo tipo “0”
  • 20 chiodi di garofano
  • lievito vanigiliato per dolci
  • cannella

Procedimento

  1. Mettere le mandorle in forno per farle tostare (attenzione a non farle bruciare)
  2. Quando sono tostate frullarle e metterle da parte
  3. Disporre la farina a fontana e aggiungere man mano tutti altri ingredienti lasciando da parte un bicchiere di vin cotto
  4. Lavorare l’impasto finché non diverrà appena morbido, nel caso fosse duro, aggiungere pian piano il vin cotto che avevate messo da parte. Nel caso contrario, e cioè se l’impasto risultasse troppo morbido, aggiungere un po’ di farina
  5. Dividere l’impasto in rotoli del diametro di circa 3-4 cm e lunghi almeno 40
  6. Tagliarli a pezzetti lunghi circa 5-6 cm mettendo il coltello in diagonale per ottenere la classica forma appuntita che vedete nell’immagine
  7. Infarinate una o più teglie, secondo necessità, e disponetevi sopra i dolcetti avendo l’accortezza di lasciare dello spazio tra loro affinché non si uniscanodurante la lievitazione
  8. Mettete le teglie nel forno spento e lasciate lievitare per almeno 3 ore
  9. Una volta che i dolci saranno lievitati, estraete le teglie dal forno e accendetelo per farlo riscaldare, la temperatura di solito è 150 gradi, ma dipende molto dal tipo di forno
  10. Infornate per circa 30 minuti controllando costantemente il grado di cottura
  11. Una volta raffreddati i dolci, procedere con la glassa:
    • Scaldare circa 100 ml di acqua in un pentolino
    • Sciogliere pian piano 150 g di zucchero (o anche meno) a fuoco lento finché il composto non sarà fluido
  12. Quando la glassa sarà pronta, immergere 5-6 dolci alla volta e girarli con un cucchiaio di legno
  13. Quando saranno completamente ricoperti di glassa, estrarli e posizionarli ben distanziati in un vassoio (possibilmente di legno così non si attaccheranno alla superficie, ad esempio una spianatoia)
  14. Lasciarli raffreddare e poi… buona degustazione!!!

Suggerimenti

Se la glassa non fosse sufficiente è sempre possibile farne altra molto velocemente.

Le quantità degli ingredienti sono indicative, è sempre possibile aggiustarle al fine di ottenere la giusta morbidezza dell’impasto.

Il numero di mandorle può variare a seconda dei gusti.

Provate anche ad inserire nell’impasto delle gocce di cioccolato fondente.

Anche questa ricetta, come quella delle rose (o Carteddate), presenta qualche difficoltà, ma vi assicuro che il risultato finale è veramente eccellente, otterrete dolcetti morbidi, croccanti e dal sapore irresistibile!


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8 commenti

  • Rino di Andria scrive:

    Mi spiace contraddire la buona fede di questa ricetta ma non ha alcun fondamento con quella originale. La farina deve essere 00, l’uovo è un’invenzione, la lievitazione è una fantasia perchè il lievito è istantaneo, la quantità delle mandorle è di 3 etti e va aggiunto il bicarbonato. E per quanto riguarda i tempi di cottura, non superare mai i 10 minuti a meno che tu abbia i denti di acciaio perché con mezz’ora diventano sassi! Io sono di Andria (Bari).

    • Iacopo scrive:

      Ciao Rino,
      interessante la tua versione, in effetti questa è una sfida tra andriesi e lascio quindi la parola all’autore, ma mi intrometto solo in un dettaglio e cioè sulla farina 00. Personalmente ritengo si tratti di un alimento altamente dannoso per la salute e quindi la sostituisco sempre con quella integrale. Posso assicurarti che il risultato è cmq sempre molto buono e l’organismo ne guadagna! Pian piano se ne inizia ad apprezzarne anche il gusto e poi non si torna più indietro.

      PS: Andria non è più in provincia di Bari, se non erro ora siete provincia insieme a Trani e Barletta ;-)

  • Nadia scrive:

    Salve, oggi ero in cerca di biscotti pugliesi dal gusto davvero indimenticabile che assaggiai tempo fa e che però non ricordo più gli ingredienti. Il colore scuro dei dolcetti mi ha condotto verso questa pagina con questa ricetta che proponete in questo Vs sito. Dall’aspetto sembrano proprio i biscotti che ho gustato, ma la mia perplessità nasce qualora volessi prepararli, il vin cotto che io conosco è quello di vino prodotto dall’uva, mentre quello che dà la ricetta è fatto di succo di fichi secchi. Vi chiedo: dove posso procurarmi tale succo? Premetto che io non vivo in Puglia.
    Grazie.

    • Iacopo scrive:

      Ciao Nadia,
      in effetti il vin cotto è quello di fichi, forse ti riferisci a qualcosa di simile (vin brulé…)? Personalmente me lo portano dalla Puglia e non mi son mai posto il dubbio di dove reperirlo. A dirla tutta mi portano proprio questi dolcetti già fatti.
      Cerca su internet, magari trovi qualche azienda che lo produce.

  • rita scrive:

    salve
    le vorrei farle una domanda:perchè i dolcetti devono livitare per 3 ore se usiamo il lievito istantaneo per dolci? gradirei una risposta il piùpresto possibile perchè ho intenzione di farle uno di questi giorni di festa….. grazie in anticipo

    • Iacopo scrive:

      Salve Rita,
      in effetti avevo notato anch’io questa particolarità ed ho chiesto direttamente all’autrice.
      La risposta è stata molto semplice: “a casa mia, sia mia nonna che mia madre hanno sempre fatto così e quindi ho indicato questa modalità”.
      Il fatto è che molto spesso la cucina tradizionale popolare si basa su antiche abitudini che vengono mantenute tali anche in età successive benché gli ingredienti possano cambiare.
      Ritengo quindi che le tre ore di lievitazione fossero necessarie perché veniva utilizzato lievito naturale che oggi viene (troppo) spesso sostituito con quello chimico.
      Insomma, l’ingrediente è cambiato ma l’usanza è rimasta, lasciamo a te la decisione di modificare o meno anche l’usanza e infornare i dolcetti senza attendere le 3 ore di lievitazione.
      Se lo farai, facci sapere com’è andata, così potremo condividere la tua esperienza.

      Saluti e Buon Anno

  • stefania scrive:

    ma…15 di mandorle cosa vuol dire?! quindici grammi o quindici di numero? o forse era 150 grammi? ho quintali di vin cotto e sto cercando la ricetta che faceva mia nonna, questa mi è sembrata potesse richiamarla… possibile che ci fossero anche scorza grattugiata di arance e limoni? grazie mille

    • Iacopo scrive:

      Pardon! Era un refuso tipografico. In realtà si tratta del numero: 15 mandorle!
      Queste ricette a volte arrivano da utenti che non utilizzano il computer e quindi devo risistemarle io stesso.
      Siccome arrivano in condizioni grammaticali disastrose oppure scritte su pezzi di carta, il lavoro è radicale e a volte qualcosa può sfuggire.
      Inoltre alcune ricette, come in questo caso, non vengono fornite molto volentieri dal detentore, come se si trattasse di oro puro, ma, essendo la nostra tradizione culinaria il top al mondo… può essere comprensibile!
      In particolare, questa ricetta, arriva direttamente da Andria, e la persona che me l’ha fornita (o meglio a cui l’ho estorta ;-) la fa così da più di cinquant’anni!

      Grazie per la visita e siamo lieti di esserle stati utili (se non altro per smaltire tutto quel vin cotto!)

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