L’Isola – romanzo di Mario Cipriani e Milena Votta

4 febbraio 2011 | commenti: 0

L'Isola - romanzo di Mario Cipriani e Milena Votta - una storia vera | ofaccioincasa.it


Amate l’avventura, le emozioni, la natura selvaggia e credete nel destino? Qui c’è qualcosa che una volta letta non vi uscirà più dal cuore e dalla testa. La storia narrata è la cronaca di un evento realmente accaduto a Mario Cipriani che è stato protagonista, insieme ad un suo amico velista e alle loro due compagne, di una esperienza incredibile!

Durante una crociera nell’Oceano Pacifico, a causa di una disattenzione, la loro barca naufraga. I quattro amici riescono miracolosamente a salvarsi raggiungendo a nuoto una piccola isola disabitata e lontana dalle rotte conosciute. Quella che doveva essere una piacevole vacanza si trasforma nell’incubo di una drammatica e lunga sopravvivenza. Per circa un anno sono costretti a lottare contro una natura ostile, fra serpenti, squali, velenosi mosquitos e uragani. In questo tragico contesto nasce l’amore fra un uomo non più giovane, e una donna poco più che adolescente. Un amore tormentato dai ricordi di due vite diverse. Questa è la loro storia, una ricostruzione perfetta dove l’azione, i drammi e le passioni si amalgamano ad una terra di selvaggia bellezza.

Qui di seguito è riportato una pagina del libro:

Dall’oblò aperto entrava una leggera brezza gradevolmente fresca. Chiusi gli occhi lasciandomi cullare dal lieve beccheggio. Non so quanto tempo fosse passato, ma improvvisamente ebbi la sensazione di uno schianto tremendo e, prima che potessi rendermene conto, mi ritrovai sbalzato sul fondo della barca.
Mi risvegliai di colpo, in tempo per vedere la barca poggiarsi di fianco: da un’enorme falla sul fondo dello scafo, una gran quantità di acqua cominciò a penetrare nell’interno, mentre un’infinità di oggetti mi pioveva addosso.
Mi resi subito conto che stavamo affondando rapidamente, poiché l’acqua era già arrivata all’altezza della mia vita.
Le ragazze urlavano in preda al panico, tentando di tenersi ai bordi delle cuccette. Cercai di districarmi fra gli oggetti che galleggiavano tutti intorno a me, preso dal terrore di rimanere imprigionato nello scafo e affondare con esso.
In qualche modo riuscii a raggiungerle, un po’ annaspando, un po’ afferrandomi a ciò che mi capitava a tiro.

– Fuori! Fuori! – gridavo, cercando di far mollare loro la presa. Ma incapaci di ragionare e prese dal terrore, si aggrappavano con maggior forza al bordo delle cuccette.

– Stiamo affondando! Dobbiamo uscire! Subito! – urlai più che potevo. Capii che non avevo altra alternativa che prenderle una per una per le braccia e con la forza spingerle fuori dal boccaporto.

Uscimmo appena in tempo perché alcuni istanti dopo, con un ultimo profondo gorgoglio, la barca affondò. Il peso dell’acqua la raddrizzò e vidi l’albero scomparire lentamente sotto la superficie dell’acqua, mentre una miriade di bolle emergeva trasportando un’infinità di oggetti: libri, carte, cuscini e quant’altro. La corrente trascinò via tutto e non rimase più nulla.

È una storia molto avvincente, ricca di colpi di scena, di avventure straordinarie, ma anche di ore drammatiche, immersi in una natura rigogliosa e impenetrabile, e come sfondo l’Oceano.

L'isola - di Mario Cipriani e Milena Votta | lofaccioincasa.itMario Cipriani, protagonista e autore del romanzo “L’Isola”, sin da giovane ha la passione dell’avventura e dei viaggi. Diviene un esperto documentarista e viaggia in gran parte del mondo. Ottimo subacqueo, fotografo e amante della natura, svolge per molti anni l’attività di fotoreporter freelance. Fra i suoi servizi più importanti, un viaggio in Africa, fra il Burundi e il Ruanda nella regione dei vulcani Virunga, dove visse per tre mesi da solo a stretto contatto con un branco di Gorilla di Montagna.

Milena Votta, coautrice, dotata di significative capacità linguistiche, di analisi e di sintesi, ha svolto il lavoro di stesura de “L’Isola”. Senza il suo prezioso contributo non sarebbe stata possibile la pubblicazione del romanzo.

Visita la pagina on line de “L’Isola”


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