2012 – Le liste bianche – Uno strano colloquio di lavoro – ep. 1

21 dicembre 2012 | commenti: 0
2012 Le liste bianche - romanzo on line | lofaccioincasa.it

Prologo

  • La data è stata fissata?
  • Sì, a quanto pare inizieremo il 21 dicembre del 2012.
  • Ma tu credi che sarà in grado?
  • Non so… me lo auguro.
  • Già… però mi preoccupa la sua inconsapevolezza.
  • Non so che dirti, ma dobbiamo stare a quanto ci è stato detto.
  • Sì, lo so bene, figurati, ma… se non andasse a buon fine? Sarebbe un vero disastro!
  • Sì, è così.
  • E tu non sei preoccupato?
  • Ho fiducia che saprà cavarsela.
  • E non sei preoccupato nemmeno un po’.
  • D’accordo, sono preoccupato anch’io, ma dobbiamo avere fiducia, dobbiamo farlo, è il nostro compito, il nostro apporto alla causa.
  • Hai ragione. Facciamolo allora!
Fine prologo

Uno strano colloquio di lavoro

21 dicembre 2012

Corri Giona, corri!
Sono già le quattordici e venticinque e siamo solo al civico dodici, per raggiungere il trecentoventiquattro ci vorrà ancora molto!
Era quasi giunto al suo terzo colloquio di lavoro di quel giorno.
Era fissato per le quattordici e trenta, poi ce ne sarebbe stato un altro alle diciassette.
Giona, ventisette anni, laureato in sociologia con centodieci, attualmente impiegato in un supermercato come tuttofare, aveva deciso finalmente di cercarsi un nuovo lavoro.
Era riuscito a collezionare ben quattro appuntamenti in un giorno solo, un vero record: due di mattina e due di pomeriggio.
Si era studiato i tragitti più rapidi su Google Maps, per non arrivare in ritardo a nessuno dei quattro impegni.
Si muoveva a piedi utilizzando i servizi pubblici. Non guidava ormai da qualche anno, benché avesse la patente e, volendo, anche un’auto.
Arrivato davanti al civico centoventotto era ormai trafelato, si fermò un attimo per riprendere fiato e darsi una sistemata.
Infilò la camicia nei pantaloni, si abbottonò la giacca e aggiustò la cravatta. Non toccò però il nodo, quello era lo stesso ormai da anni. Giona non era portato per i nodi delle cravatte, anzi, per le cravatte in genere.
Una volta, un suo amico gli rivelò l’esistenza di una gran varietà di nodi, uno per occasione.
Ci rimase di stucco!
Il fiato era tornato, poteva riprendere la corsa, ma non lo fece, perché notò con stupore che la strada era finita!
Il centoventotto era l’ultimo civico di via degli orti. E il trecentoventiquattro? Ma che storia era questa? Forse aveva segnato male il civico. Forse quello giusto era il centoventiquattro, quello esisteva, l’aveva appena superato.
Tirò fuori da una tasca un ritaglio di giornale e lo consultò: “Cercasi, neo laureato anche senza esperienza disposto a viaggiare. Retribuzione alta! Non perdere tempo… presentati alle quattordici e trenta in via degli orti trecentoventiquattro”.
Rimase perplesso, non lo ricordava così il testo di quell’annuncio!
Non c’era né il nome della società né un recapito. Possibile che si fosse fidato di quell’invito?
E poi che c’entrava con il suo “skill” professionale?
Pazienza, ormai era là e al prossimo appuntamento mancavano ancora due ore e mezza, una capatina l’avrebbe fatta, giusto per impiegare il tempo. Del resto, colloqui di questo tipo, a volte si rivelano vere e proprie sorprese.
Giona non sapeva quanto fosse vicino alla verità.
Restava però il fatto che la strada finiva al civico centoventotto.
Sull’annuncio non c’era nemmeno il nome della società, altrimenti avrebbe potuto cercarlo sui citofoni e con un po’ di fortuna trovarlo in breve.
Si domandava sempre più insistentemente cosa l’avesse spinto a scegliere quell’annuncio, ma non trovò una risposta.
Si guardò allora intorno in cerca di qualche indicazione. Avvicinandosi di nuovo al centoventotto fu attratto da un cartello attaccato al muro su cui c’era scritto: “per il civico trecentoventiquattro, in fondo al vialetto”. Trovato! E senza pensarci su, sparì in quel cunicolo di strada.

Quando uscì dal colloquio era piuttosto frastornato e confuso.
Si toccò la testa come per farla smettere di girare ma senza successo.
Si accorse di avere qualcosa in mano, non era il ritaglio di giornale ma un foglietto, giallo.
Lo lesse: “domani alle 10:30 sotto casa tua”.
Rimase stupito.
Che significava? Cos’era appena successo al trecentoventiquattro di via degli orti?
Non lo ricordava. Dovevano averlo drogato!
Fece mente locale cercando di ricordare la successione degli eventi, ma senza grandi risultati.
Ricordava vagamente di essere entrato in una strana stanza con delle strane pareti, ma non ricordava i particolari.
C’erano due esaminatori seduti dietro ad un tavolo. Ricordò che quello alla sua destra aveva i baffi, l’altro era più un’ombra nella sua mente.
Gli avevano offerto un bicchiere d’acqua e lui aveva accettato. Però, dopo averlo bevuto, non ricordava assolutamente nulla.
Che gli avessero somministrato qualche strana sostanza disciolta nell’acqua?
Era possibile!
Anzi, era sicuro!
Visto che non ricordava altro. E poi quel biglietto, che significava?
Ad un tratto fu convinto di essersi cacciato in un pasticcio.
Quei due dovevano essere dei balordi che gli avevano fatto firmare chissà quale contratto e adesso lo volevano incastrare. Bel regalo di compleanno!
Eh già, oggi era il suo compleanno, il ventuno dicembre del tanto atteso e temuto duemiladodici!
Dopo un attimo di perplessità estrasse il suo cellulare per vedere che ora si era fatta. Dovevano essere circa le tre, tra un paio d’ore avrebbe avuto l’ultimo appuntamento della giornata.
Con suo immenso stupore scoprì che erano già le diciassette! Avrebbe dovuto già essere sul posto.
Che figura! Aveva dato una buca.
Pensò di telefonare per scusarsi e magari rimandare l’appuntamento ad un altro giorno.
Già, rimandare ad un altro giorno. Ma quando glielo avrebbero concesso un altro giorno di ferie? Era riuscito a spuntare questo solo perché era il suo compleanno.
Avrebbe comunque telefonato e si sarebbe scusato.
Infilò la mano in una tasca alla ricerca del trafiletto giusto, ma non lo trovò. Provò nell’altra. Niente.
L’aveva perso!
Giornataccia!
Iniziò a crescere in lui una rabbia cieca nei confronti di quei truffatori che l’avevano drogato e chissà che altro gli avevano fatto mentre era privo di conoscenza.
Stava per gettare via il foglietto giallo, ma ci ripensò, avrebbe potuto tornare utile per un’eventuale sviluppo davanti ad un giudice.
Decise allora di tornare indietro e affrontarli, ma ripensandoci, non ricordava bene il numero civico.
Centoventotto forse… oppure no… non lo ricordava più.
Si concentrò cercando di visualizzare nella sua mente almeno il nome sul citofono. Nulla, il nulla più assoluto, non gli riusciva di ricordare.
C’erano andati pesanti con la droga, maledetti!
Preso dallo sconforto si avviò alla fermata del bus che lo avrebbe riportato a casa.
Il mezzo pubblico non si fece attendere molto e Giona ne fu felice, non vedeva l’ora di tornare a casa, sdraiarsi e riprendersi da quella brutta esperienza.
L’interno del bus era affollato da starnuti e colpi di tosse, e come spesso succedeva d’inverno nei luoghi chiusi, Giona si sentiva soffocare.
Questa volta però arrivò in suo soccorso un venticello fresco. Non era né freddo né caldo, diciamo tiepido. Un bell’alito rinfrescante che gli fu molto gradito e lo aiutò a pensare ad altro.
Giona dimenticò gli ultimi accadimenti e si vide steso sul divano con una bella amatriciana, una bottiglia di Barbera, anzi di Brunello di Montalcino e il film “Vi presento Joe Black”, che da tanto tempo desiderava vedere.
Certo però che il Brunello era una bottiglia piuttosto impegnativa, ma l’occasione era quella giusta, no?
Be’, in fondo ventisette anni non erano una ricorrenza così particolare. Del resto non usava più festeggiare gli anni già da un po’.
Certo però che una bella serata con gli amici, l’avrebbe certamente gradita.
Ma era venerdì e per di più una data mediatica particolare, tutti i suoi amici sicuramente si erano già organizzati per passare un’”ultima cena” in qualche bel locale, in attesa della tanto reclamizzata “fine del mondo”.
Begli amici! A lui non avevano proposto di festeggiare con loro la fine del mondo!
Ma quale fine del mondo e quale Brunello!
Si intristì e ripiegò per un paio di buone birrette acquistate nel suo supermercato con lo “sconto dipendenti”.
In fondo lavorare in un supermercato ha anche qualche lato positivo, diciamocelo!
Ma quale lato positivo?
Fare lo sguattero per qualche euro di sconto è un “lato positivo”?

Nel frattempo era arrivata la sua fermata. Scese dal bus e si recò alla metropolitana per ultimare il viaggio di ritorno a casa.
Arrivò alle diciassette e trenta. Stanco morto.
Si lasciò cadere sul divano, si tolse le scarpe e rimase così per qualche minuto.
Aveva girato la città in lungo e in largo per dieci ore e adesso voleva solo riposarsi.

Si alzò dopo un quarto d’ora e iniziò a preparare la tanto agognata amatriciana. Aveva anche degli spaghetti di kamut che non aveva certo acquistato nel supermercato dove lavorava, lì certe prelibatezze non le avevano.
Iniziò a ripensare all’accaduto.
Chi erano quei tali? Che volevano da lui? Se avessero semplicemente voluto rapinarlo non gli avrebbero certo lasciato quel bigliettino.
Forse lo avevano seguito e quel messaggio era per depistarlo, così stasera se ne sarebbe rimasto tranquillo e loro avrebbero potuto agire alle sue spalle.
Lasciò cadere la pentola con l’acqua per la pasta nel lavello e si precipitò al telefono, avrebbe raccontato tutto alla polizia.
Poi ci ripensò, era meglio andare a sporgere denuncia di persona piuttosto che per telefono.
Si infilò di corsa il giacchetto e corse alla porta di casa, la aprì, ma poi, preso da scrupolo si voltò a controllare se i fornelli fossero spenti. Lo erano, poteva uscire.

  • Ehi, ecco il festeggiato!

A quel grido Giona trasalì e voltandosi vide i suoi amici che lo attendevano sul pianerottolo, capeggiati da Leonardo, Leo per gli amici.

  • Che ci fate qui?
  • Stavamo per suonare, ma tu sei uscito senza darcene il tempo.
  • Intendevo, che ci fate qui, a casa mia?
  • Ma come che ci facciamo! Dobbiamo festeggiare, no?! Anzi doppio festeggiamento: uno per i ventisette anni e l’altro per il tuo nuovo lavoro!

Giona rimase interdetto all’udire quella frase. Che ne sapevano del nuovo lavoro? E comunque, quale nuovo lavoro?

  • Dai facci entrare! Ma dove stavi andando?
  • No, da nessuna parte. Niente di importante.
  • Allora tanti auguri caro Giona! – Leo baciò l’amico su entrambe le guance ed entrò in casa.

Giona si spostò da una parte e salutò ad uno ad uno tutti gli amici che erano intervenuti.
Notò che ognuno aveva portato qualcosa.
Lisa poggiò sul tavolo una grossa fiamminga con dentro una strepitosa amatriciana che riscosse parecchi applausi.
Leo invece chiese un cavatappi per stappare il Barbera e il Brunello che aveva portato.
Giona era incredulo: amatriciana, Barbera e Brunello!

  • Ma ragazzi come avete fatto ad azzeccare cosa desideravo? Mi avete letto nel pensiero? – esclamò Giona.

Dopo un attimo di perplessità, scoppiò una colossale risata.
D’improvviso a Giona fu tutto chiaro: si trattava di uno scherzo architettato dai suoi amici.
L’appuntamento, la droga nell’acqua, la festa a sorpresa… certo la droga avrebbero potuto risparmiarsela!
Del resto uno scherzo è uno scherzo!
Questo forse era stato un tantino pesante però, visto che aveva anche perso anche l’ultimo colloquio.
C’era però qualcosa che non gli quadrava, ma non ebbe modo di pensarci perché fu risucchiato dall’euforia del momento.

Durante la serata Giona si avvicinò a Leo e gli disse:

  • Complimenti, uno scherzo veramente eccellente, ma mi spieghi come hai fatto ad azzeccare la bottiglia giusta?

Leo lo guardò poi scoppiò a ridere.
Appena si fu calmato rispose scimmiottando una presunta telefonata ricevuta nel pomeriggio da Giona stesso:

  • Ciao Leo! Ho una grande notizia! Mi hanno assunto in una grossa società! Vorrei taaanto festeggiare con voi stasera, che ne dici? Ah! A proposito, porteresti una bella bottiglia di Brunello di Montalcino? – proseguì poi con tono naturale – Fischio! Trenta euro di vino… – poi girandosi verso gli altri aggiunse: – Ma per un’occasione come questa, ne valeva la pena!

Poi aggiunse:

  • Ehi, bada bene: alla festa a sorpresa ci avevo già pensato da solo eh!
  • Certo, ci avevi già pensato da solo. – rispose Giona abbozzando un sorriso di circostanza.

No, decisamente non quadrava affatto.
Giona decise allora di godersi la serata, avrebbe affrontato meglio la situazione dopo una bella dormita.

La serata era terminata, e doveva ammettere che era stata particolarmente divertente, seppur piena di stranezze.
Giona salutò tutti lasciando per ultimo Leo, che era stato così gentile da portare una costosa bottiglia di vino.
Gli offrì un rimborso di trenta euro per il disturbo, ma Leo rifiutò categoricamente quei soldi aggiungendo “a buon rendere”.
Un abbraccio, un bacio di saluto e poi una frase sconcertante:

  • Ciao Giona, allora ci vediamo domattina alle 10:30 sotto casa tua…

Quella frase gli piombò addosso come una doccia fredda e, sul momento, non riuscì a rispondere nulla.
Quando infine ritrovò la favella, Leo era già sparito nella buia tromba delle scale.

Andò a dormire con mille dubbi.
Non era certo che si trattasse di uno scherzo tiratogli dai suoi amici, anche se qualche dubbio ancora l’aveva.
Ma avrebbe capito tutto l’indomani, alle 10:30 sotto casa sua, come recitava il biglietto sul suo comodino.
Adesso aveva troppo sonno e troppo vino in corpo per ragionare sul da farsi.
Si addormentò rassegnato agli eventi del giorno successivo.

Fine Capitolo 1.
Prossima puntata: Capitolo 2 “La dama azzurra”

2012 – Le liste bianche
di Iacopo Bellavia
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