2012 Le liste bianche – Il collega misterioso – L’incontro, ep. 6-7

8 febbraio 2013 | commenti: 0

2012 Le liste bianche - episodio 6 e 7 - romanzo integrale on line di Iacopo Bellavia | lofaccioincasa.it

venerdì 28 dicembre/sabato 29 dicembre 2012

Sopraggiunsero delle persone in sella ad altre moto e la situazione divenne presto caotica. Dapprima i nuovi arrivati chiesero a Giona e Leo chi fossero, ma poi la loro attenzione fu rapita dal loro compagno steso in terra. Alcuni si disperarono mettendosi le mani nei capelli, altri presi dal panico camminavano nervosamente avanti e indietro. Giona e Leo si allontanarono silenziosamente e riuscirono a tornare all’auto senza essere notati. I sopraggiunti erano almeno una ventina e alcuni di loro si tenevano in disparte a cavallo delle moto a motore acceso, forse temevano l’arrivo della polizia, pensò Giona. Altri invece erano intorno al ragazzo steso in terra e commentavano sottovoce. Ad un certo punto si udì uno di quelli che erano rimasti in disparte urlare qualcosa di poco comprensibile e tutti si diedero alla fuga. Giona e Leo erano appena rientrati in macchina e Leo mise in moto. Non fece in tempo a ripartire che arrivò una volante della polizia, probabilmente avvertita da qualche abitante della zona disturbato dai rumori. La macchina di Leo era in un punto poco visibile e aveva i fari spenti, quindi non fu notata. Giona fece cenno a Leo di spegnere il motore. Leo obbedì e rimasero lungo il marciapiede in un punto molto scuro della loro stradina.
Assistettero a tutta la scena: l’arrivo dei parenti, l’autoambulanza la corsa verso l’ospedale.

Quando, alcune ore dopo, la scena fu sgombra, i due amici ripartirono. Non se l’erano sentita di farsi vedere dalla polizia e di subire un nuovo interrogatorio. Sarebbe stato il secondo in due giorni e forse, gli stessi poliziotti l’avrebbero giudicato troppo strano. Durante il viaggio di ritorno, che fu lungo perché stentarono a ritrovare la strada di casa, parlarono molto dell’accaduto ma, per quanto si sforzassero, non gli riuscì di collocare questo episodio nel quadro generale della situazione.
Il fatto che l’appuntamento fosse stato fissato all’obelisco portava ad escludere che il vero obiettivo della serata fosse di farli partecipare a quell’incidente. Però, era pur vero che all’obelisco non c’era assolutamente nulla per loro. Forse, l’estrema intelligenza della premiata ditta Mario Rossi & co. era tale da permettere loro di architettare un piano così elaborato, calcolando, tra le altre cose, anche la variabile dei lavori in corso che avrebbe portato i due amici nel luogo stabilito, anche se questi, a prima vista, stavano decidendo su due piedi la strada da fare! Pazzesco!
Non era umanamente possibile che Loro riuscissero ad architettare un piano con così tante incognite.
Eppure quello che successe il giorno dopo fu decisamente sconcertante e li spinse a pensare che avessero davvero a che fare con dei geni… pazzi.

Quando Giona arrivò a casa era molto tardi, circa le quattro del mattino. Collegò il computer alla corrente e lo accese. Ci vollero parecchi minuti prima che il portatile si rendesse disponibile. Era ormai rassegnato, aveva rifilato una buca ad Elena, ma la sua mente era talmente piena di pensieri che non riusciva a riorganizzare le idee. Per prima cosa, decise di vedere cosa gli avesse scritto la ragazza.
Aprì la posta elettronica e trovò parecchi messaggi della sua bella. Il primo fissava un appuntamento per le 10, gli altri chiedevano dove fosse. L’ultimo invece diceva che a questo punto si sarebbero sentiti in seguito e sembrava avesse intuito che fosse sopraggiunto un problema e più che arrabbiata sembrava preoccupata.
Giona non perse altro tempo e le scrisse spiegando che aveva assistito ad un incidente e aveva dovuto trattenersi sul posto per tutta la notte perché era sopraggiunta la polizia.
Poi si stese sul letto per cercare di smaltire l’adrenalina accumulata.
Rimase molto stupito di constatare che Elena rispose subito! Si alzò di scatto e lesse il suo messaggio. Gli diceva di stare tranquillo e che si sarebbero risentiti in mattinata, adesso doveva solo pensare a risposarsi, per incontrarsi, c’era tempo. Si addormentò con un sorriso.

Si svegliò invece sussultando, tanto per cambiare, stavolta al suono del cellulare. Rispose ancora frastornato:

  • Pronto? – si stropicciò gli occhi con la mano libera.
  • Salve, sono Emanuela.
  • Prego? – rispose Giona facendo mente locale per cercare di ricordare chi fosse Emanuela. Ma non gli venne in mente nessuna donna con quel nome.
  • Sono la sorella di Marcello.

A questo punto pensò ad un errore e fece per riattaccare, ma quella insistette:

  • Lei non è il Signor Giona Demichelis?

Giona trasalì, non era un errore, ma forse uno scherzo. O forse no. Decise di chiedere spiegazioni.

  • Mi scusi, ma non riesco a ricordarmi di lei, forse ha sbagliato numero?
  • Lei è il signor Giona Demichelis? – fece quella rimarcando la “è”.

Attese un attimo prima di rispondere, cercando di valutare quanto gli convenisse confermare o meno. Poi decise che tanto valeva svelarsi.

  • Ebbene sì, sono io, ma lei chi è?
  • Senta, mi dispiace disturbarla, ma il suo collega mi ha lasciato il suo numero e… io devo sapere.
  • Cosa? – rispose Giona iniziando ad innervosirsi.
  • Se lei era davvero presente, mi dica com’è andata, la prego.

Giona allora decise di parlar chiaro perché la testa iniziava a dolergli. E con estrema rassegnazione e vinto dalla stanchezza continuò la telefonata.

  • Senta… come ha detto di chiamarsi?
  • Emanuela. – rispose quella.
  • Allora Emanuela, io non so di che cosa lei stia parlando. Le dico però che in questo periodo mi stanno accadendo strani fatti inspiegabili, quindi mi dica chiaramente a quale lei si riferisce, visto che sicuramente si riferisce ad uno di questi episodi.
  • All’incidente di ieri sera. – disse la donna con un filo di voce.

Giona intuì che Emanuela stava per piangere, ma quella, dall’altra parte diede un cenno per far capire che aveva strozzato le lacrime.

  • Ho capito. Il motociclista. E cosa vuole sapere al riguardo?
  • Se lei era davvero lì stanotte.
  • Sì, c’ero… purtroppo. Ma lei come fa a saperlo?
  • Perché me lo ha detto il suo collega.

Ci fu un attimo di vuoto. “Il suo collega”? Ma di chi stava parlando questa sconosciuta?

  • Il mio collega? Quale collega?
  • Bè, il nome non lo conosco, però intendo quello che mi ha lasciato il suo biglietto da visita.
  • Il mio biglietto da visita?
  • Sì, ce l’ho qui in mano.

Scoprì che aveva anche un biglietto da visita. Questa poi!

  • E cosa le avrebbe detto il mio… collega?
  • Mi ha detto che Marcello non ce l’avrebbe fatta nella prossima corsa, ma lei sarebbe stato presente per supportarlo. Poi mi ha dato questo biglietto dicendomi di chiamarla oggi per sapere come fosse andata. Mi ha specificato che lei non fa parte della combriccola di motociclisti che frequentava mio fratello, Marcello.
  • Scusi, ma lei gli ha creduto così, su due piedi?
  • Certo che no, ho provato a chiedergli spiegazioni ma non ci sono riuscita perché l’incontro è avvenuto in un posto molto affollato e dopo avermi consegnato il biglietto si è dileguato tra la folla.
  • Si è dileguato… – ripeté Giona sempre più confuso.
  • Mi scusi ma lei chi è?
  • Chi sono io? Nessuno di importante, solo uno che non ne sa nulla di quello che lei sta dicendo, ma che in realtà sì, ieri si trovava proprio sul luogo dell’incidente. Mi scusi, ma lei non si è allarmata? Non ha chiamato la polizia? Oppure suo fratello?
  • Sì, cioè no… insomma, sì mi sono allarmata e ho chiamato mio fratello cercando di avvertirlo, e convincerlo a non correre né quella sera né mai più, ma non mi ha dato retta. – rispose la ragazza in preda ad una crisi di pianto. – Mi ha detto che la vita era la sua e ci avrebbe fatto quello che voleva. Alla fine della telefonata mi giurò che quella sarebbe stata l’ultima gara, e io ero talmente disperata che non sono riuscita a fare altro. Ho dovuto credergli e sperare che fosse vero. Poi ho iniziato a pregare per tutto il resto della giornata e ho dimenticato il biglietto, del resto era anche tardi, perché ho incontrato il suo collega verso le 19… – scoppiò in un pianto pieno di rassegnazione, Giona non sapeva che dire.
  • L’ho supportato. – intuendo che la ragazza fosse una praticante cattolica, provò a raccontargli l’accaduto per confortarla almeno un po’.
  • Davvero?
  • Sì, davvero. L’ho trovato steso in terra e mi ha raccontato tutti i suoi peccati, si è confessato insomma. Non che io sia un sacerdote, quindi non potevo assolverlo, almeno credo. Si è… addormentato con il sorriso sulle labbra. Sembrava felice. – aggiunse, credendo di fare cosa gradita. – Ha detto anche che già da tempo voleva smettere di correre, ma i suoi amici, o presunti tali, lo avevano minacciato…
  • Grazie, grazie molte Giona, che Dio ti benedica. – chiuse la telefonata mentre la sua voce spezzata pronunciava l’ultima parola.

Giona rimase interdetto e la prima reazione che ebbe fu quella di richiamarla, ma ci pensò su un po’ e poi desistette. Certo, il fatto che una sconosciuta avesse il suo numero non era una bella cosa, magari aveva anche il suo indirizzo. Avrebbe potuto denunciarlo e allora sì che sarebbero sorti dei guai per lui.
Era però certo che Emanuela non lo avrebbe fatto, era sembrata veramente grata ad uno sconosciuto che aveva, in extremis, dato qualche speranza a suo fratello e a lei.
Però rimaneva un quesito: chi era il misterioso collega? Un altro tassello che non trovava posto nel quadro generale.

Fine sesto episodio

L’incontro

sabato 29 dicembre 2012

Dopo quella telefonata, che aggiungeva un’altra dose di pazzia ad una già pazza storia, Giona si concentrò su se stesso, si lavò, fece colazione, poi controllò l’orario e notò che erano le 12. Si era quindi svegliato piuttosto tardi quella mattina, e vorrei vedere! Dopo una notte passata come spettatore sul luogo di un terribile incidente, dormire qualche ora in più era certamente il minimo che potesse reclamare.
Si rimise al computer, cercando di contattare Elena per email. Le scrisse una lettera invitandola per il giorno dopo. Ricevette una risposta negativa, essendo rientrata da poco in patria era molto reclamata dai parenti che non vedevano l’ora di riabbracciarla e quindi la domenica a pranzo l’avrebbe dovuta passare con la famiglia al completo.
Si diedero allora appuntamento al sabato successivo, il 5 gennaio del 2013, così avrebbero passato il capodanno con le proprie famiglie, visto che lei, la sua, non la vedeva da parecchio tempo.
Ma sì, avrebbe cominciato la storia con Elena il prossimo anno, anno nuovo, vita nuova.
Pensò che forse era meglio così, adesso avrebbe potuto accompagnare Leo all’ospedale per stare vicino a Laura… invece…

Il cellulare squillò dopo pranzo, puntuale come…

  • È morta! – si sentì rispondere Giona, dall’altro capo del telefono.

Dopo un attimo di interdizione, realizzò che si trattava di Leo e che gli portava le ultime nuove su Laura. Davvero le ultime.

  • Arrivo, sarò lì da te tra pochi minuti.
  • Sono in ospedale.
  • Ok, ti raggiungo subito.
  • Grazie.

Raggiunse l’ospedale in un quarto d’ora. Durante il percorso pensò molto a quello che stava accadendo. Da quando aveva avuto inizio questa strana storia aveva incontrato delle nuove persone che, a parte Elena, erano tutte morte.
Ma che significava? Perché qualcuno lo stava mettendo di fronte a fatti tanto drammatici? Ma soprattutto: chi lo stava sottoponendo a tutto questo?
E poi: Leo. Qual era il suo ruolo in tutto ciò? Sembrava quasi che fosse il co-protagonista di questa storia, un aiuto aggiunto che si occupava di parte delle sue avventure, lo accompagnava, soffriva con lui, svelava una personalità complessa, molto più complessa di quello che Giona avesse mai sospettato.
Davvero una strana situazione.
Ad un certo punto provò rabbia. Avrebbe voluto togliersi di dosso quel peso, ma poi pensò ad Elena e iniziò a valutare che se non fosse caduto nelle mire della Mario Rossi & co., non l’avrebbe mai conosciuta.
Ma anche questo era certo un mistero. In fondo chi era Elena? Non la conosceva, era il classico colpo di fulmine che arriva quando meno te lo aspetti e che inizia pian piano a prendere spazio nella tua vita.
Non si erano scambiati i numeri di cellulare. Forse lo avevano fatto inconsciamente per timore che parlarsi al telefono avrebbe potuto mettere in luce qualcosa di diverso da quello che si ricordavano l’uno dell’altro.
Del resto non avevano ancora nulla in comune, non conoscevano l’uno i gusti dell’altra: il colore preferito, il libro, la canzone.
Si soffermò proprio su questo aspetto: la musica. Pensò ad una dolce melodia che li avrebbe accompagnati durante il loro secondo incontro. Una melodia triste ma bellissima, che gli avrebbe fatto rimpiangere tutto il tempo passato lontani. Tempo perso a correre dietro ad una vita che in fondo ancora non era iniziata per l’assenza dell’altro. Un continuo vagare tra persone, fatti e luoghi senza un punto fermo, che ora si materializzava nel nuovo compagno.

Quando arrivò all’ospedale trovò la prima sorpresa di quella giornata: Lisa.

  • Ciao.

Disse entrando nell’atmosfera silenziosa e ferma della camera ardente dove Laura era circondata da un gruppo di persone. Gli sembrava di star entrando nel dolore di qualcun altro, e in effetti, a pensarci bene era proprio così.

  • Ciao. – rispose triste Lisa.

Con Leo fu sufficiente un colpo d’occhio come saluto. Giona trovò l’amico distrutto dal dolore. Quella storia era per lui come un tuffo in un torbido passato che lo aveva visto spettatore impotente e adesso si ripresentava a proporgli di nuovo quel ruolo.

  • Amici e parenti? – domandò a bassa voce per rompere il ghiaccio.
  • Sì. – fece Leo. – Quella signora è… era la zia, la ragazza che gli sta accanto era sua cugina. Le ho conosciute qui in ospedale e mi hanno raccontato parecchie cose. Dopo l’uccisione del padre e la conseguente incarcerazione della madre, Laura andò a vivere con gli zii. Ma lui, lo zio, morì presto a causa di un tumore. Allora Laura rimase sola con la zia e la cuginetta, che ora ha vent’anni. Credo sia stato un periodo duro in cui la zia non ha mai saputo reagire e prendere per mano queste due ragazze. Ed ecco i risultati.
  • Ma non aveva nessun aiuto questa povera donna?
  • Macché, i parenti sono tutti spariti a causa dell’assassinio prima e del tumore poi.
  • Ma questa zia sarebbe la sorella della madre di Laura?
  • No, lo zio era il fratello.
  • Ho capito. E la madre di Laura non c’è?
  • È ancora in carcere, la faranno uscire solo per il funerale, poi dentro per altri dieci o vent’anni, non so bene.

Ci fu un attimo di silenzio. Intanto Lisa assisteva alla scena in silenzio, tenendo la mano di Leo nella sua per dargli conforto.

  • Quando si svolgerà il funerale?
  • Domani.
  • Posso accompagnarti?
  • Certo che puoi! Anzi, ti prego di farlo.

Rimasero poi in silenzio a guardare la pietosa scena. La zia piangeva silenziosamente e la cugina stava in piedi a guardare il letto immobile. Qualche lacrima le scendeva lungo le guance. Il resto dei presenti erano molto tristi e qualcuno piangeva nel petto dell’amico. Riconobbe anche i due figuri che erano con Laura quel fatidico giorno. Si girò di scatto verso Leo. Quello annuì con un’espressione che trasmetteva rassegnazione mista ad impotenza.
Poi il suo sguardo cadde sulla cugina ventenne di Laura. Fu attirato dall’abbigliamento della ragazza. Aveva un giacchetto pesante ma corto che svelava un interessante retroscena in collaborazione con dei jeans particolarmente stretti. Rimase a guardarla finché lei, come se lo avesse percepito, si girò e lo guardò dritto negli occhi. Giona provò imbarazzo e fece appena in tempo a notare il verde profondo degli occhi della ragazza, prima di abbassare i suoi. Poi dissimulò iniziando a giocherellare con le dita. Rialzò lentamente lo sguardo e si accorse con la coda dell’occhio che quelle due perle verdi erano ancora fisse su di lui. Pian piano si voltò verso la ragazza e appena incrociò il suo sguardo lei accennò un timido sorriso in un’espressione triste, poi lentamente si voltò verso il corpo immobile della cugina.
Giona rimase pensieroso. Quasi sembrava che la ragazza lo stesse aspettando.

Era ormai tardo pomeriggio quando lasciarono l’ospedale. Leo si era informato sull’orario del funerale. Avrebbero dato l’estremo saluto a Laura alle 10 di una fredda mattina di dicembre.
Salirono sulla macchina ancora semidistrutta di Leo e accompagnarono Lisa a casa. Questa scendendo stampò un bacio sulla guancia di Leo e uno lo lanciò a Giona, poi sparì nel al portone di casa.

  • Le hai detto tutto?
  • Quasi, mi ha chiamato per invitarmi stasera ad uscire con i nostri amici e quando le ho detto che non sarei andato ha iniziato a farmi domande su come stessi. Credo abbia intuito qualcosa dal tono della voce.
  • Direi…
  • In che senso?
  • Nel senso che non sembri più quello di qualche giorno fa.
  • È vero, non sono più lo stesso, non mi sento più lo stesso di prima. Ho la sensazione di essere tornato indietro di parecchi anni.
  • Fino a che punto l’hai messa al corrente della cosa?
  • Le ho detto ben poco. Le ho raccontato che ti stavo accompagnando ad un nuovo appuntamento di lavoro e abbiamo incontrato la zia di Laura la quale ci ha messo al corrente che Laura era stata ricoverata d’urgenza in ospedale. Tutto qui.
  • E non ha fatto domande?
  • Vista la situazione, che domande avrebbe dovuto fare?
  • Giusto, delle volte sono un po’ indelicato, me ne rendo conto solo dopo aver aperto la bocca.
  • Non preoccuparti. Senti, ho un’idea! – disse Leo fingendo di aver ritrovato un po’ di buon umore.
  • Spara. – disse Giona seguendo l’esempio dell’amico.
  • Usciamo con gli altri stasera, tra pochi giorni è capodanno e tutti partiranno, così li salutiamo, che te ne pare?

Ci pensò su qualche istante. Forse una seratina tra amici non avrebbe guastato.

  • Va bene, andiamo con gli altri a berci una bella birra!
  • Perfetto! Ci si vede in piazza alle nove.

La serata passò spensierata e leggera, un paio di birre a testa, due chiacchere, qualche battuta e poi i saluti di fine anno.
Il 2012 stava per terminare, l’anno tanto atteso! Quello della fine, secondo tanti. O quello dell’inizio per altri.
Per qualcuno era veramente la fine, come lo era stato per Laura e per Marcello, per altri era forse l’inizio di qualcosa di nuovo. Per Giona sarebbe stato l’inizio di una nuova storia, per Leo la conclusione di una vecchia.
Ma il futuro riserva sempre tante sorprese, a volte piacevoli a volte meno, e le sorprese, per Giona e Leo non erano ancora finite, anzi erano appena cominciate.

Quella notte fece un altro strano sogno. Era di nuovo a Parigi, stavolta in un pub. Era notte. Il cameriere gli serviva una birra aggiungendo che si trattava di un omaggio della casa. Giona accettò e iniziò a bere.
All’improvviso una mano lo sfiorò, egli si girò e vide una ragazza che sembrava Elena e che si allontanava diventando sempre più piccola. Mentre si allontanava gli tendeva una mano che, per quanto Giona facesse, non riusciva a afferrare. Poi si girò verso l’entrata del pub e vide che dalla porta stava passando un corteo funebre. La bara era bianca e luminosa da accecare gli occhi. A spingerla c’era Laura che guardava davanti a sé con un’espressione serena. Si voltò verso di lui e i suoi occhi d’improvviso divennero verdi e brillanti. La bara galleggiava a mezz’aria ed era aperta. Laura gli fece cenno con la mano di avvicinarsi come per guardare dentro. Si avvicinò lentamente con un timore crescente. Quando fu vicino a Laura, questa gli sussurrò all’orecchio delle parole incomprensibili che però sembravano avere un senso logico nel sogno. Si voltò allora verso la bara, ma questa era chiusa. Laura assunse un’espressione emblematica. Come se Giona avesse visto chi ci fosse dentro e lei stesse commentando con parole sensate ma di nuovo incomprensibili. Il sogno iniziava a diventare insostenibile, Giona iniziava a chiedere a gran voce chi ci fosse nella bara perché non aveva fatto in tempo a guardarci dentro, ma Laura se ne stava già andando. Era sorridente mentre lo salutava. Dietro a lei scomparve pian piano tutto il corteo funebre chiuso silenziosamente dai due che avevano accompagnato Laura nel prato abbandonato. Sembravano costernati ma prima di entrare nel retro del pub, si voltarono e a Giona parve stessero sogghignando, ma il sogno era ormai terminato.

Fine settimo episodio
Prossima puntata: Episodio 8 “Il funerale”
Puntate precedenti:

Illustrazioni di Maria Cipolla

2012 – Le liste bianche
di Iacopo Bellavia
Licenza Creative Commons
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